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È Pia Gaio che con il suo campanello mantiene viva quella tradizione che fino a qualche tempo fa vedeva bimbi e ragazzi fracassoni girare per il paese e per i campi con campanelli, campanacci e batole nel giorno della Candelòra, il 2 febbraio, che nel ciclo agreste e vegetativo coincide con la fine dell’inverno.

Il baccano ricorda a Madre Natura che è ora di risvegliarsi: pian piano, i prati innevati lasciano il posto a mille colori, i boschi ricominciano ad animarsi e la natura elargisce i propri frutti. Sono preziosi, abbiamone cura. Come fa Pia, esperta di tutte le proprietà medicamentose delle erbe e dei frutti di montagna.

Fragoline, mirtilli, lamponi, more, ribes, …piccoli tesori estivi che incantano con i loro colori rossi e blu: non facciamone incetta, sono così delicati che deperiscono presto.

Se’l fioca de la Candelòra, el fioca sete volte ancora; se’l piove de la Candelòra, en quaranta dì son fora; ma se sole o solicello, siamo sempre a mezzo inverno.

Sui prati della Vederna, al tramonto, stuoli di caprioli brucano l’erba: se percepiscono la nostra presenza, ci guardano con i loro grandi occhioni, attendono pochi secondi e poi balzano nel fitto del bosco. Alle quote più elevate, è la marmotta che avvisa le compagne del pericolo: il suo fischio fortissimo sarà singolo o a ripetizione a seconda che il pericolo provenga dal cielo o da terra.

La montagna è una grande narratrice di storie di vita alpina: leggiamola come un libro e prendiamoci tutto il tempo di dialogare con lei.