Attendi...

Il nostro paese, adagiato nella parte più bassa della Valle del Cismón a 670 m s.l.m. presso i confini orientali della provincia autonoma di Trento, ha meno di 1.200 abitanti, ma una vitalità invidiabile, una comunità accogliente, un ambiente variegato e particolarmente adatto alle attività all’aperto.

Imèr è una terra di confine dove si sono intrecciate culture mitteleuropee e italiane, dove persone operose, accoglienti alla maniera dei montanari, mantengono ancora significativi legami con le proprie tradizioni ed il proprio territorio, pur essendo cittadini del mondo.

Parlando di storie di cibo e artigianato artistico, della nostra passione per gli orti, della pesca al lago e sul torrente, dei fantastici balconi sulle Dolomiti, di percorsi a piedi, in bicicletta e con gli sci, di epiche arrampicate, di interessanti impianti sportivi, di arte antica e ri-generata, di ispirazioni divine e leggende locali, di feste grandiose e iniziative culturali, di attenzione alla famiglia e di offerta ricettiva.

Non si conosce esattamente l’etimologia del nome Imèr: vero è che molto si è fantasticato. Per chi vuole saperne di più, all’entrata della Sala Adunanze: un pannello vi svelerà i più reconditi significati.

Quello che manca a Imèr è a Mezzano (3 min.), Fiera di Primiero (7 min.) o a San Martino di Castrozza (25 min.)... ma quello che manca là c’è senz’altro a Imèr!

Imèr, la porta di Primiero alle Dolomiti

Nel 2009, l’UNESCO ha iscritto le Dolomiti tra i Patrimoni naturali dell’umanità: Imèr e i suoi dintorni sono i luoghi privilegiati per ammirarle in tutta la loro maestosità. Numerosi sono infatti i balconi per abbracciarle con lo sguardo: uno su tutti Col Marés.

Imèr fa il paio con la porta meridionale di accesso al “Sistema 3”, uno dei nove che raggruppano le Dolomiti: 31.666 ettari che annoverano le Pale di San Martino, le Vette Feltrine, le Pale di San Lucano e le Dolomiti Bellunesi.

Da Imèr lo sguardo abbraccia tre dei cinque settori in cui sono state divise le Pale di San Martino che hanno saputo plasmarsi in una miriade di guglie, torrioni, pinnacoli, campanili che tanto richiamano le canne d’organo.

La valle si apre a ventaglio, accogliendo la frazione di Masi da dove si comincia a scorgere il più esteso gruppo di Dolomia, invidiato arcipelago fossile.

C’è il settore più immortalato, quello della catena di San Martino, con il trio Sass Maor, Cima della Madonna e Cimerlo che prosegue verso nord con i Campanili di Val di Roda e le celebri pareti della Pala di San Martino, della Rosetta e del Cimon della Pala; il Massiccio Centrale, a corona sulla Val Canali, che comprende pure i 50 chilometri quadrati dell’altipiano delle Pale, facilmente raggiungibile da San Martino di Castrozza con gli impianti di risalita; la Catena Meridionale, dalla Croda Grande a sua maestà l’Agnèr.

E poi il Gruppo del Cimonega, con il Piz de Sagron e il Sass de Mura, sul confine con il Bellunese, con cui si condividono pure le Vette Feltrine che culminano con la spettacolare piramide del Monte Pavione. L’intera catena di creste è attraversata da nord a sud dall’Alta Via delle Dolomiti, conosciuta come l’Alta Via delle Leggende, da Bressanone a Feltre.