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Le Giare di Imèr ospitano la Stre(e)t Barch, unica nel suo genere. È una forma artistica mai proposta prima, partorita dalle agili menti di due scultori primierotti, Nicola Degiampietro e Gian Zeni. I due usano l’intera facciata dei manufatti agricoli come il pittore usa la tela.

 Gratta gratta e l'arte è rifatta

Ma anziché prendere i pennelli, “graffiano” le lunghe assi verticali con la smerigliatrice.
Il nome gioca sul duplice effetto linguistico tra il dialettale (un fienile che sta stretto) e l’inglese che echeggia la “street art”, l’arte di strada di immediata visibilità.

Il concetto che vogliono ribadire è presto detto attraverso la prima opera, un giovane rannicchiato e compresso: si vuole porre l’attenzione su come un artista che nasce, cresce ed opera in montagna possa sentirsi “stretto” all’interno di una rigida tradizione legata ad un concetto “tipico” di arte alpina. Ma non la si rinnega tout court, la si elabora partendo da ciò che sta intorno: la natura e la sua fruizione.

Gli Stre(e)t barch

1. Stret
1. Stret

2. Jack
2. Jack

3. Pesci
3. Pesci

4. Mosca
4. Mosca

5. Morra
5. Morra